Novantenne affamata salvata da quattro agenti

Fa caldo nel quartiere Cenisia di Torino. Sotto il sole rovente i suoni delle automobili in transito arrivano lenti e ficcanti, come i singhiozzi di una anziana donna.


E. ha novant’anni, piange e vaga senza meta, gli occhi persi nel vuoto a cercare un riferimento che non c’è più. Quattro agenti della Polizia la notano e si avvicinano.

“Signora, cosa le è successo?”.

“Ho fame…”.


Il silenzio gelido, in totale contrasto con l’arsura del momento, viene rotto dal più pronto dei poliziotti.

“Vuole che la accompagniamo a fare la spesa?”.

“Non ho più soldi… Non ho più niente…”.


Le lacrime la interrompono, ripartono i singhiozzi.


“Non si preoccupi, ci racconti tutto…”.
“Questa mattina sono andata in banca per fare un prelievo e… non ho più niente… mi hanno detto che ne avevo fatto uno di recente, ma io non lo ricordo e… ho fame… non mangio da dodici ore…”.


Le lacrime sono contagiose. I poliziotti devono far leva su tutto il loro autocontrollo per non unirsi al pianto della povera signora.
“E cosa le piacerebbe mangiare?”, propone uno dei quattro agenti.
E. si illumina allargandosi in un sorriso provato. “Del pollo… del pollo arrosto con le patate…”.

“Non si preoccupi, signora. Ci penso io”.

“Intanto noi la accompagniamo a casa”, continua un altro.

“Non so cosa dire… grazie…”.


Poche ore dopo E. è seduta sulla poltrona di casa. Il frigo non è più vuoto e ci sono provviste che le sfameranno anche nei giorni a venire. Ci hanno pensato quattro angeli in divisa. Le hanno riempito la dispensa, ma soprattutto il cuore: è lì che nasce la fame più profonda.


Damiano Montanari

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